Ghost World, Enid e le cose strane

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È estate. Enid e Rebecca hanno finalmente finito il liceo e sono pronte ad entrare a far parte del mondo adulto. Se poi sei una cinica ragazza dall’intelligenza sopra la media proprio non vedi l’ora di poterti liberare di quella piaga che sono i tuoi compagni di scuola tutti brufoli e ormoni. E così Enid inizia a pianificare di andare a vivere da sola e si mette alla ricerca di un lavoro. Chiaramente non ci mette molto a capire che il mondo degli adulti è incasinato tanto quanto quello dentro le mura del suo liceo.

Enid e Rebecca, migliori amiche da sempre, hanno problemi a relazionarsi con le persone che sono tutte troppo stupide per i loro standard, così preferiscono passare il tempo a osservare i weirdos dei quali il mondo dei grandi è pieno. Neanche questo mondo però sembra appagarle fino in fondo e anzi, è quasi restio ad includerle. Mentre Rebecca decide di “adeguarsi” alle regole di questo nuovo mondo ad Enid proprio non le si addice, così decide di abbandonarlo scappando a bordo di un autobus.

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Ghost World è un film del 2001 diretto da Terry Zwigoff ma è anche una grapich novel scritta e disegnata da Daniel Clowes e serializzata tra Guigno 1993 e Marzo 1997. A me però piace pensare che Ghost World è l’insieme di queste due cose.

Una delle cose che amo di questo film sono i dettagli. Anche se probabilmente sono tutti errori della segretaria di edizione (ne siamo così sicuri?) a me piace pensare che Terry Zwigoff si sia fermato a riflettere su che cosa l’immagine in movimento poteva permettersi di aggiungere al disegno per caratterizzare il mondo di Ghost World. E così ci sono sveglie e pizze che appaiono e scompaiono tra un’inquadratura e l’altra, quadri che cambiano a seconda del taglio e bottiglie che si svuotano e ri-riempiono a piacere.

Ok, effettivamente è vero che potrebbero essere semplicemente tutti errori non voluti ma a conti fatti aggiungono effettivamente qualcosa al film. Questo perché Enid (Torah Birch) scopre ben presto che nel mondo degli adulti le cose non vanno come vogliamo noi. Può succedere che le persone spariscano da un momento all’altro e che qualsiasi cosa, dal lavoro alla pizza, è precario e può svanire in un batter d’occhi.

Per capire però chi è veramente Enid Coleslaw (che peraltro è l’anagramma del nome dell’autore della grapich novel: Daniel Clowes) dobbiamo tornare alla carta stampata, dove abbiamo la possibilità di conoscere a fondo la nostra protagonista.

Enid è molto diversa dai suoi coetanei, che ritiene stupidi e infantili. Da dietro gli spessi occhiali neri guarda il mondo con occhi cinici e non perde mai occasione di farlo presente. Non le interessa quello che gli altri pensano di lei e anzi, le piace calcare la mano sulle sue stranezze. Enid non riesce proprio ad adattarsi al mondo degli adulti che vuole sempre che lei sia come vuole lui quando vuole lui. Ha difficoltà prima a trovare e poi a tenersi un lavoro, difficoltà che imputa non certo a sé stessa ma a questo nuovo mondo che sembra non accettarla.

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Un po’ perché sono cinica di natura, un po’ perché non riesco a non farmi stare simpatici i personaggi che hanno il mio stesso taglio di capelli amo Enid incondizionatamente. Certo, non è capace di scendere a compromessi con il mondo che la circonda, tagliandosi così fuori da esso ma allo stesso tempo riesce a sottolinearne precisamente i difetti con cinismo e leggerezza allo stesso tempo.

Abbiamo detto che mentre Rebecca (Scarlett Johansson) decide di adeguarsi alle regole di questo mondo e accettare che non si può sempre fare quello che si vuole quando si vuole Enid proprio non ci riesce. Così scappa a bordo di autobus per un destinazione ignota, soprattutto se contiamo che la fermata alla quale Enid sale a bordo è stata soppressa due anni prima.

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Ghost World è un mondo dove sì, succedono cose strane ma che non sono così assurde da essere inspiegabili. Come l’amicizia tra Enid e Seymour (Steve Buscemi), uomo di mezza età che Enid e Rebecca approcciano la prima volta quando leggono gli annunci personali sul giornale e notano che un anonimo “con un cardigan verde” cerca di mettersi in contatto con una donna incontrata per caso all’aeroporto e così per scherzo gli telefonano e gli danno appuntamento in un bar. Il fascino che i weirdos esercitano su di loro le spinge a seguire l’uomo fino a casa sua dove scoprono che vende vinili usati a un mercatino svuota-cantine. Per attaccare bottone, Enid acquista un vecchio long playing di musica blues inciso negli anni Trenta. Da qui nascerà tra Enid e Seymour un’amicizia profonda che sfocerà in una notte di sesso soltanto prima che Enid decida di prendere quell’autobus alla fermata soppressa. Quella tra una ragazzina e un uomo di mezza è un’amicizia strana, che in molti non capiscono ma allo stesso tempo non così assurda da essere inspiegabile, sopratutto se abbiamo capito chi è Enid.

Enid non trova realmente la sua dimensione se non con Seymour, con il quale la differenza di età è così tanta da diventare socialmente inaccettabile. Lei però non ci vede niente di male: se non riesci ad andare d’accordo con il 99% delle persone quel restante 1%, quando lo trovi, sarà meglio che te lo tieni stretto.

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E così Enid si trova a confrontarsi con un mondo che non  solo vuole che lei segua certi schemi ma che non accetta nemmeno la sua idea di rapporto interpersonale. Così quando Enid capisce che anche le persone a lei vicine come Rebecca, il padre e lo stesso Seymour non riescono a capire il suo punto di vista  decide di scappare a bordo dell’autobus alla fermata fantasma. Mentre il bus si allontana all’orizzonte e i titoli di coda iniziano ad apparire sullo schermo le considerazioni che possiamo fare sono principalmente due:

  1. Enid è una codarda, non riesce ad adeguarsi a questo mondo che in realtà le chiede solo di scendere a compromessi in certi situazioni e non certo di cambiare del tutto se stessa.
  2. Enid sa che le basterebbe accettare di mettere da parte certe stranezze in certe situazioni ma allo stesso tempo sa anche che forse, da qualche parte c’è un posto dove si può indossare la maschera da cat-woman in pieno giorno e avere la libertà di passare del tempo con quell’1% di persone con le quali riesci ad andare d’accordo chiunque esse siano.

Né Terry Zwigoff né Daniel Clowes ci danno la soluzione ma ehi, qui siamo nel mondo degli adulti e siete voi che dovete trovare le spiegazioni a quelle cose strane che però non sono così assurde da essere inspiegabili.

Ghost World parla di crescita e di aspettative. Ma parla anche di ribellione e libero pensiero oscillando tra realtà e surrealismo, dipingendo il tutto con una patina che è pop, è punk-rock ed è pure anni settanta.

Ghost World è una cosa strana, ed è bellissimo.

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di Anita Vicenzi

 

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