Un articolo che non piacerà ai Simple Plan

 

Ani: Il nostro sito è una figata, dai.

Ale: No, forse no.

Mary: Be’, hai mai visto quello del dipartimento di informatica dell’Università di Bari?

ALNIRY (la fusione di noi tre): Raga, stiamo registrando, dobbiamo parlare d’altro.

Di cosa dobbiamo parlare? Ah già, dei New Radicals.

In realtà non proprio, ma concedetemi questa intro per attirare l’attenzione di Luca Sofri, suvvia. Insomma siete sul nostro sito, non starete mica cercando le sessioni d’esame di Algoritmi, no?

I New Radicals erano un gruppo musicale attivo alla fine degli anni novanta. I loro lavori sono stati racchiusi in un unico album Maybe You’ve Been Brainwashed Too, uscito nel 1988. Il singolo che li ha resi famosi lo conoscete tutti, perchè tutti avete bevuto la Ferrarelle, o avete visto Dawson’s Creek, o avete guidato una Mitsubishi in Australia. O Glee, e ci siamo capiti.

Stiamo parlando di You Get What You Give, singolo del 1999 che lanciò la band nelle prime posizioni della classifica Billboard (Billboard è una rivista musicale americana, considerata tra le più precise e dettagliate al mondo). Di cosa parla la canzone?

Il cantante del gruppo, Gregg Alexander, dice che la canzone voleva essere un inno per i ragazzi della sua generazione, un mantra, il cui messaggio, si riceve ciò che si dà, è stato riconosciuto come uno dei più importanti messaggi sociali della musica degli ultimi anni.

Ovvio, non senza qualche polemica, come quella da parte della casa automobistica Mercedenz Benz, per via di una parte del testo della canzone che recita “Every night we smash a Mercedes Benz” (in italiano”Ogni notte sfasciamo una Mercedes Benz”).

E di sicuro con qualche perplessità anche da parte di Beck, Hanson e Marilyn Manson, a causa di un verso della canzone senza peli sulla lingua;

Cloning while they’re multiplying

fashion shoots with Beck and Hanson,

Courtney Love and Marilyn Manson

you’re all fakes, run to your mansions

come around, we’ll kick your ass in“.

 

Secondo Alexander questa parte del testo rappresentava un test per vedere se i media avrebbero focalizzato la propria attenzione sui primi versi del brano relativi a delicati argomenti politici o su quei riferimenti ad alcune celebrità. Come previsto, la stampa musicale ha parlato prevalentemente dei riferimenti alle celebrità.

C’è chi però non è rimasto indifferente al testo della canzone e agli argomenti politici. Durante un intervista al David Letterman Show, il leader degli U2 (desideravo scrivere una frase del genere almeno almeno dal numero 24 di Top Girl) Bono Vox, alla domanda quale canzone avresti voluto scrivere? ha risposto: “Yeah oh yeah so, mmm so yes, You get what you give, New Radicals yeah oh yess”.

Ma quando finisce questa intro? Sticazzi Luca Sofri.

Avete ragione. Facciamo i seri dai.

Era un freddo mercoledi di marzo, avevamo mangiato un piatto di pasta con i broccoli che faticava ad essere digerito, quando all’improvviso abbiamo avuto l’illuminazione. Sulle note di You Get What You Give ci siamo chiesti:

“Quali sono le canzoni che ci hanno segnato di più?”

Ani: Ma che domande fai? Me ne torno in camera a sistemare le cassette della frutta.

Ale: Povera Ani…

Mary: Dai inizio io, per me la prima è stata Bittersweet Symphony dei Verve.

 

Ale: Lo sapevo…

Mary: Be’ ma è anche per una questione affettiva, [alzo la voce per farmi sentire da Ani]

vi ricordate il video? E’ il 1997 e Richard Ashcroft cammina, fregandosene della gente…

*SILENZIO*

Mary: Be’ bello perchè c’è confronto, grazie.

Ale: Non mi ricordo il video…Mannaggia…

Ani (raga, è tornata!): Nemmeno io.

Mary: C’è lui che una mattina come tante altre cammina lungo un marciapiede di Londra senza mai spostarsi o fermarsi, urtando chiunque incontri e continuando a guardare dritto cantando “No change, I can’t change, I can’t change“.

Ani: Può cambiare quindi…

Mary: No, i can’t change. Scusa Ani, a volte mi dimentico di parlare inglese più lentamente. Il rischio è quello di sembrare una al primo appuntamento con Ronan Keating.

Ani: Fanculo Mè…comunque, perchè hai scelto questa canzone?

Mary: Per mio fratello, of course. Quando avevo circa 11 anni, ricordo che venne in camera mia e disse: questo è il mio walkman, offerto per voi e per tutti, smettila di ascoltare Laura Pausini e sentiti questo!

Ale: “Sono di Solaroloooo cazzo”

*Consigliamo di leggere cazzo come lo leggerebbe un romagnolo, per chi non riesce il video è qui sotto*:

 

Ani: Grazie Ale, ma alla fine che hai fatto Mè?

Mary: Ho nascosto il best of di Laura, e ho capito quanto fosse importante prendere una posizione in merito allo scontro Blur Vs Oasis. Mio fratello mi diceva sempre che potevi capire molto delle persone a seconda di chi preferivano tra i Blur e gli Oasis.

Ale: Io non sono d’accordo, perchè io per esempio non tifavo per nessuno dei due.

Ani: Fai uscire la Svizzera dal tuo corpo Ale, per favore. Dicci che preferisci.

Ale: Va bene va bene, preferivo i Blur.

Ani: Ci voleva tanto? anche io comunque.

Mary: Ecco vedi? questa cosa fa ancora litigare. Mio fratello lo sapeva, e infatti mi diceva:

“Stella, te nel dubbio fatte i cazzi tuoi e ascolta i Verve, e sai perchè? A scuola avrai a che fare sempre con qualcuno che si comporta o da Blur o da Oasis…e ti chiederanno di schierarti. Ecco, tu ascoltati Lucky Man e rimani sempre dalla parte tua”.

Ani: La Svizzera pure tu, che palle!

Ale: Visto? Posso dire una cosa? A me piaceva questa canzone…

Mary: Ok..

Ale: Ma l’ho scoperta nel 2002, quando faceva da sigla alla trasmissione Rai Parlamento

Ani: Ma stai scherzando?

Mary: Be’ giusto, stiamo parlando delle canzoni più importanti per il sociale

Ani: Smettetela di comportarvi da Svizzera cazzo!

Ale: Comunque, io ho una canzone degli anni 2000, questa volta con un vero messaggio sociale…

Mary: Perchè sai tutto te no?

Ale: Non vorrei sembrare poco originale ma…

Ani: U2 *…

Ale: Esatto…

Mary: Strano…

*per chi non lo sapesse Alessandro è un grandissimo fan degli U2, di quelli che si svegliano alle 07.15 il giorno in cui escono i biglietti per la data in Italia. Uno di quelli che però rimane per ore avanti alla pagina di caricamento di Ticketone, e quando, preso dall’incoscienza, decide di ricaricare, i biglietti sono già terminati. Uno di quelli, infine, che cerca di annegare il dispiacere con una fetta di pecorino imbevuto di marmellata di cipolle. Uno di quelli li, insomma.

Ale: lo so, lo so, lo so cosa state pensando, che gli U2 parlano solo di cose serie, pesanti, questioni politiche, blablabla…

Ani: Veramente io stavo pensando alle cassette della frutta…

**SPOILER: TRANQUILLI RAGA ANI NON SI ALZA DI NUOVO.**

Ale: Ma se uno di voi criticoni si ascoltasse obiettivamente le loro prime canzoni noterebbe che non solo parlavano di politica, guerre etc etc…Ma lo fanno anche bene!

Mary: Continua pure Dr.Feelgood…

Ale: 30 Ottobre 2000, esce l’album All That You Can Leave Behind. Un album bellissimo ragazzi, tant’è che Rolling Stone lo ha inserito al 280° posto nella lista dei 500 migliori album della storia della musica. Ed ha vinto anche un Grammy. In quest’album era contenuta una canzone, Walk On. La canzone è dedicata ed ispirata a Aung San Suu Kyi. Adesso mi cerco qualcosa eh…

Ani: Sì ma non sbilanciarti troppo eh…

Ale: Ci sono! Il testo è scritto sotto forma di supporto morale nei confronti della donna, ringraziandola per il suo attivismo e per la sua lotta per la libertà in Myanmar. Fortuna che l’articolo sarà scritto, altrimenti avrei dovuto fare prove di pronuncia per il nome paese! Sarei rimasto su una vaghissima Birmania…Comunque, per tale ragione le autorità locali hanno bandito la vendita sia di questo singolo che del CD All That You Can’t Leave Behind, arrivando a sanzionare chi ascolta tali brani musicali con l’arresto.

Mary: Cazzo, è un album della madonna quello…

Ale: Sì, e la canzone che ho scelto è la più importante, perchè ha dato anche il titolo all’intero album.

Ani: Sei al telefono con Paola Maugeri?

Ale: No. Tutta farina del mio sacco. Il verso della canzone “The only baggage you can bring is all that you can’t leave behind” darà poi anche il titolo all’album.

Mary: È in chat con Paola Maugeri, è evidente.

Ale: Bastaaaa! Sapette quando è diventata davvero importante?

Ani: Dicci Paola, dicci…

Ale: Vi odio. La canzone è diventata importante soprattutto dopo il 2001, in particolare dopo il settembre 2001, con l’attacco alla Torri Gemelle. Sia durante il tour che durante l’esibizione al Super Bowl, hanno dedicato la canzone a tutte le vittime dell’attentato. Il momento più toccante è stato quando Bono, durante la canzone si è aperto il giubbetto di jeans e all’interno era cucita la bandiera americana.

 

Mary: Ricordo quell’esibizione. Pochi giorni dopo, Bono finì sulla copertina del Time, accompagnato da un titolo bellissimo: Can Bono save the world? Bellissima! L’avevo appesa in camera! Sto chattando con Giulia Salvi, lo ammetto….

Ani: E a te Ale questa cosa ha colpito?

Ale: Devo ricondurla a me?

Ani: Be’ si, altrimenti sticazzi.

Ale: Non so come spiegarlo, è tipo una canzone immortale per me, una di quelle che risento a distanza di tempo, e sento che nulla dentro di me cambia ogni volta che la ascolto.

Mary: Ani…

Ale: Ani…

Ani: cosa?

Mary: Lo sai…

Ani: Cosaaa?

Mary: Tocca a te, ma sai qual’è la regola. Non puoi utilizzare le seguenti canzoni: The Clash – Sex Pistols – tutto il punk anni 60/70 – tutte le canzoni inglesi escluse quelle dei Boyzone.

Ani: Che stronza!

Mary: Forse Guido, il padre di Ani, arrivato a questo punto non leggerà più l’articolo…

Ani: E’ probabile…Comunque, visto che la vostra scorrettezza non ha limiti, ho deciso di sorprendervi…Perchè nonostante la mia formazione punk, con tanto di Clipper underground, i pantaloni  a pinocchietto con la catena dietro, la maglietta dei Sex Pistols di mia madre e il capello rasato…

*ECCO ANI DURANTE LA LEZIONE DI EDUCAZIONE TECNICA*

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Mary: Ani, lo stai facendo di nuovo…

Ani: Cazzo! Comunque, nonostante questo, ci fu un persona che mi aiutò a farmi capire che non ero sola, che si poteva essere punk, essere donna, ed essere una donna punk in quel di Finale Emilia.

Ale: Stiamo parlando di… Stacie Orrico!!!

[*che era questa qui*]

Ani: No, stronzi! Sto parlando di Avril Lavigne con Complicated!

 

Mary: Santa Avril, sempre sia lodata…

Ani: Già…No ragazzi, seriamente, Avril mi ha salvato. Mi ha fatto capire che potevo vestirmi da maschietto punk ma con stile…

Ale: E guarda che fine ha fatto…

Ani: Ragazzi non parliamo di questo perchè se inizio a parlare del complotto divento peggio di Adam Kadmon.

Ale: Quale complotto?

Ani: Ragazzi, in realtà la Avril del post Let Go è una sosia…

Mary: Ma dai, quella di My Happy Ending non può essere una sosia…

Ani: Una parola: Nickelback.

Mary: Oddio, è vero…

Ani: Ma prima del complotto Avril ha salvato la vita a molte ragazze, inclusa me.

Mary: In che modo?

Ani: Mi ha fatto capire che nonostante le mie amiche fossero ossessionate da Jesse McCartney e dagli inserti di Cioé, andavo bene anche io, con i miei jeans strappati e le borchie sullo zaino.

Mary: E la cravatta?

Ani: La cravatta, assolutamente!

Mary: Come mai proprio Complicated Ani?

Ani: Perchè Complicated, insieme a Skater Boy hanno insegnato alle ragazze della mia generazione che non esistevano solo le pop star che piangevano sul latte versato…

Mary:

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Ani: Nel senso che le altre cantanti, da Britney fino a Michelle Branch cantavano di amori andati a male, e del dolore che ti affligge, che è tutta colpa tua, che devi piangere, comprarti un maglioncino bianco da Gap, e una trousse di trucchi da Pupa.

Mary: Cazzo Michelle Branch, super…

Ani: Ecco vedi? Invece Avril ha tirato fuori le palle, non era sempre dalla parte delle ragazze, diceva che anche loro sbagliavano.

Mary: Diciamo che Michelle Branch era più intimista…

Ani: Fanculo Mè, insomma avete capito? Io avevo bisogno di canzoni come Skater Boy. Lei l’ha fatta, quindi le vorrò sempre bene.

Mary: Gli anni passavano, Ani chiudeva i polsini della Zero dentro ad un cassetto che non avrebbe più aperto per molto tempo, pronta per l’ultimo anno di scuola media…

Ani: Esatto, infatti proprio in quell’anno, (2005) mio padre, che come ben saprete fece da Cicerone alle mie orecchie in fatto di musica, un giorno tornò a casa con un cd…Whatever people say i am, that’s what i am not…

Ale: Stiamo parlando degli…

Ani: Stiamo parlando degli Artic Monkeys…

Mary: Oddio ci risiamo…

Ani: Ma cosa volete?? Comunque, la canzone che ho scelto è The View From The Afternoon, perchè innanzitutto è stata la canzone che Alex Turner mi ha clamorosamente dedicato al concerto di Nonantola.

 

Mary: Clamorosamente, certo.

Ani: Sì, ma ho scelto gli Artic Monkeys soprattutto perchè il titolo del loro album per me divenne un mantra. Da li a poco avrei iniziato le superiori, dovevo prepararmi psicologicamente. E gli Artic Monkeys sono arrivati al momento giusto per dirmi questo: Te ne devi fottere di quello che pensano gli altri di te e fare solo quello che ti piace.

Ale: Clamorosamente direi…

Ani: Alessandro, allora…

Ale: Va bene va bene andiamo avanti…

Mary: Raga io l’anno dopo diventavo maggiorenne…

Ale: Stiamo parlando del?

Mary: 2006…E quando nel mio paese arrivavi ai diciotto anni dovevi fare una scelta…

Ani: Tipo?

Mary: Pink o P.O.D.

Ale: Veramente?

Mary: Sì…E io scelsi Pink e quella figata di canzone che è U + Ur Hand.

 

Mary: Innanzitutto fu la mia prima canzone da OST, (Original SoundTrack) cioè, il giorno del mio compleanno la mia migliore amica di allora, Cristina, decise di portarmi a Roma per la prima volta in occasione del Festival del Cinema.

Ale: Sai che non puoi parlare del Festival del Cinema, vale come per Ani e il punk-rock U.K.

(IMMAGINATEVI ALESSANDRO CHE DICE PROPRIO PUNK-ROCK U.K.
ODDIO, DELIRIOOOO!!)

Mary: Infatti non dico altro, dico solo che è stato il primo viaggio da sola, e quella canzone ne è stata la colonna sonora. Ma oltre a questo, il vero motivo è che mi ha insegnato una cosa fondamentale…

Ani: Sarebbe?

Mary: Always believe in ritornello figo.

Ani: Mi sembra giusto, Ale non ti vedo convinto…

Ale: Diciamo che io ascoltavo altro, ecco…

Mary: Eccoci…Adesso con chi chatti, Andrea Rock?

Ale: Sicuramente se fosse qui approverebbe la mia scelta, perchè la canzone che ho scelto io è Read My Mind dei The Killers…

Ani: Severo ma giusto…

Ale: Ragazze, questa canzone era bellissima perchè era perfetta per un adolescente, perchè per tutto il pezzo lui si chiede quando la persona con cui sta riuscirà a capirlo…

Mary: Per quello che vale, io sarei stata in grado di leggere nella mente di Brandon Flowers…

Ani: Mettiti in fila…

Mary: Volete sapere una cosa che sicuramente non sapete?

Ani: L’hai letta nella mente di Brandon Flowers?

Mary: Più o meno…Brandon Flowers nel 2012 è stato eletto, dopo un sondaggio promosso da una radio inglese, miglior frontman degli ultimi venti anni, seguito da Jared Leto.

Ale: Figo…

Mary: Lo sapevi?

Ale: No…Ma vuoi sapere invece la mia canzone del 2008?

Mary: Sono tutta orecchie…

Ani: Farò finta che tu non abbia detto niente…Comunque, nel 2008 succede che io vado in viaggio-studio a Brighton, nel sud dell’Inghilterra, vicino Londra, il posto in cui tutti i londinesi vanno in vacanza. Succede che mentre sono li mi ritrovo a questo festival sulla spiaggia, il Music On The Beach Festival, fighissimo, e chi suona?

Ale: Gli Artic Monkeys?

Ani: No, stronzo, suonano i The Kooks.

Mary: Che figata!

Ani: Sì, ed è stato importante per me perchè è stato il giorno in cui ho la mia vita ha iniziato a prendere una deriva indie, insomma ho capito che non c’era solo il punk, ecco.

Mary: Anvedi, e ti sei fatta anche un tatuaggio per ricordare il momento? Cioè tipo i capelli del cantante dei Kooks su tutta la schiena, o un pezzo del testo di Naive, cose così…

Ani: Farò ancora finta che tu non abbia detto niente…Ad ogni modo la canzone che ho scelto è Always Where I Need To Be, e l’ho scelta perchè è la canzone che ha fatto da colonna sonora a quel viaggio, ed in quel momento io ero esattamente nel posto in cui dovevo essere.

 

Mary: Nel 2009 fui messa di nuovo di fronte ad una scelta. Le amiche che frequentavo in quel periodo avevano dei gusti musicali nettamente migliori dei miei. Cantautorato, vecchi classici del rock, Bob Dylan a colazione, De Andrè a pranzo e i Cure a cena. Io con Pink non sarei andata da nessuna parte…Grazie al cielo ricevetti un aiuto dall’alto, anzi, dal cinema.

Ani: Il Buffa delle Marche, quale onore…

Mary: In quell’anno uscì al cinema 500 Days Of Summer, il film che cambiò il mio modo di vedere le storie, e anche la musica, perchè infatti grazie a quel film conobbi gli Smiths, e in particolare Please Please Please Let me Get What I Want. Ricordo ancora che dopo aver sentito quella canzone ho deciso le seguenti cose: – gli Smiths dovevano diventare il mio gruppo preferito – la voce di Morrissey sarebbe diventata il mio nuovo oracolo. Le fasi della mia vita, soprattutto a livello sentimentale, si sarebbero misurate in gradi di Joseph Gordon Levitt e mio fratello doveva vestirsi come Joseph Gordon Levitt.

 

Ani: Che storia triste…E non farmi quella faccia…

Ale: Andiamo avanti Ani, altrimenti inizia a piangere, lo sai…

Ani: Hai ragione, vai Ale…

Ale: Facciamo un salto carpiato in avanti con svitamento sulla sinistra a caduta libera…

Ani: Quindi siamo nel?

Ale: 2012, anno d’uscita del secondo album di un gruppo che a me piace molto, gli XX. Comprai per caso il loro primo cd, ad un mercatino di dischi a Londra…

Mary: Era la bancarella di Ani?

Ale: Secondo me si, perchè la tipa dello stand aveva le Clipper, le borchie e parlava con uno strano accento emiliano, discutibile ma vabè…

Ani: Allora, con questa storia, la finiamo?

Ale: Comunque, la canzone che ho scelto è Sunset, e l’ho scelta perchè con questo album ho capito due cose; la prima è sicuramente che andava bene anche se questo gruppo ancora non piaceva a nessuno dei miei amici, e sarebbe stato così fino a quando gli XX non divennero famosissimi. Se ci ripenso ora mi viene da ridere, insomma è una cosa tipicamente adolescenziale…

 

Ani: Sono troppo curiosa di sapere la seconda cosa che hai imparato…

Ale: In quel periodo…

(IMMAGINATEVI TUTTI ORA LA SIGLA DI CORREVA L’ANNO…)

*Aiutino*

Ale: In quel periodo il mondo della musica iniziava a fondersi con internet. Gli XX infatti pubblicarono il loro album in esclusiva in streaming su internet. Capì allora….

(DI NUOVO LA SIGLA DI CORREVA L’ANNO…)

Ale: Capì allora che la musica si sarebbe spostata su internet…

Mary: Visionario, chapeau.

Ani: Raga, questo articolo è lunghissimo, non lo leggerà mai nessuno, nemmeno mio padre, nemmeno tuo fratello Mary, e nemmeno tua sorella Ale…

Mary: Mio fratello non leggerebbe nemmeno la versione bignami dell’articolo…

Ani: Ad ogni modo dobbiamo concludere, e lo farei con una parentesi, forse diventata un po’ scomoda, ma tant’è…

Mary: O mio dio no…

Ani: E invece sì Mè…

Ale: Mannaggia lù carmine…

Ani: Dobbiamo parlare della nostra parentesi Garrincha… Ci siamo passati tutti, è passato anche il tempo necessario per poterne parlare, quindi…Chi inizia? Inizio io, va bene…2013 Turisti della Democrazia, Lo Stato Sociale. La canzone è Ladro di cuori col bruco.

Mary: E te pareva…

Ani: Taci. Scelgo questa canzone perchè più di altre mi ricorda il mio periodo bolognese, sembra tipo una fase alla Picasso…

Mary: Ani non cacare fuori dal vaso, fai il favore..

Ani: Hai ragione, comunque, dai, visto che dobbiamo tirare fuori tutto diciamo anche questo, quante volte siamo andati a sentire Lo Stato?

Mary: Non puoi farmi questo..

Ani: Mary rispondi e non barare.

Ale: Io 4..

Mary: 5 cazzo.

Ani: 5 anche io…

Mary: Vabè dai, tiriamo fuori tutto allora…La mia parentesi Garrincha non è con Lo Stato…Ma con L’Officina Della Camomilla…

Ani: Cioè prendi per il culo me con Lo Stato Sociale e tu ascoltavi L’Officina Della Camomilla!!!

Mary: Hai ragione…Ma c’è un motivo…Forse addirittura più triste…E’ stato il mio gruppo post-rottura.

*MARY PRENDE IN CONSIDERAZIONE L’IDEA DI CANCELLARSI DAL PROGETTO DI INDOVINA CHI VIENE A CENA? DOPO QUESTA AMMISSIONE.*

Ani: Che pena…E con quale canzone?

Mary: La più bella dai, Un Fiore Per Coltello…Oddio che vergogna, ho anche la t-shirt. Giuro che ora ci dormo soltanto.

 

Ani: Vergogna vergogna vergogna!

Mary: Ma ero fragile, ero stata mollata a San Valentino…

*MARY PRENDE IN CONSIDERAZIONE L’IDEA DI ANDARE VIA DA TORINO DOPO QUESTA AMMISSIONE.*

Ani: La tua fase Garrincha Ale?

Ale: Lo Stato Sociale anche per me, anche per me motivi affettivi quali Bologna, concertini in Piazza Verdi, biretta, sigarettina, e via in centro a comandare.

Ani: Dio che bello…Allora…

Mary: Ti prego basta Ani, non tiriamo fuori anche la fase Otto Ohm altrimenti non esco più di casa!

Ani: Gli Otto Ohm?? O mio dio!! Finiamola qui, che è meglio…Va bene…Dai ragazzi giro di boa, arriviamo al 2015…Inizio io mentre Mary si riprende? Prendo il vostro silenzio per un si…La mia canzone del 2015 è Iron Sky di Paolo Nutini. L’ho scelta numero uno perché è una canzone che mi mette i brividi e per cui è stato girato uno short film fichissimo

Ani: …e poi l’ho scelta perchè quest’estate proprio durante il suo concerto a Ferrara, ho capito quanto questi cantanti inglesi abbiano influito sulla mia considerazione degli uomini. Questi fighi bellissimi, come Paolo o Alex Turner, che qualche stronza ha fatto soffrire. Vorrei dire loro che quando hanno finito di soffrire, io ho un posto in più in camera.

Mary: sembra una puntata di The Club, la trasmissione che davano su All Music.

*per rinfrescarvi la memoria: https://www.youtube.com/watch?v=l_JpIywQ_Uw*

Mary: Ale, la tua canzone del 2015?

Ale: La mia non è proprio una canzone, perchè in realtà è un album, quello dei War On Drugs, Lost In The Dream.

Mary: Diciamolo subito: miglior album del 2014 secondo il Guardian. Scusate, era per darmi di nuovo un tono dopo la parentesi Garrincha e Otto Ohm…Non lo faccio più, promesso…

Ale: Ad ogni modo, perchè ho scelto questo album? Innanzitutto per il titolo, Lost In The Dream, perso in un sogno, appunto. Ed è quello che succede davvero quando ascolti l’album, ti perdi, vieni catapultato in un’ altra atmosfera, e succede sia per i testi che per la musica…

Mary: Non dico niente perchè sono d’accordo.

Ani: La tua canzone, Mary del cazzo?

Mary: C’è stata una canzone che io ho aspettato per tutto l’anno, in maniera spasmodica…Sto parlando di No no no dei Beirut.

Ani: Lo sapevo…

Mary: Il mio gruppo preferito insieme a gli Smiths. Ho scelto No no no perchè descrive benissimo l’ultima parte del mio 2015, bello e scemo.Ma adesso: la canzone di inizio 2016 per tutti e tre?

Ale: Calcutta dai…

Mary: Cosa mi manchi a fare?

Ani: Mi sembra giusto.

Mary: Forse ci siamo, l’articolo sta finendo, manca la domanda più importante forse…

Ale: Ho paura…

Mary: La canzone che avresti voluto scrivere?

Ani: C’è l’ho, Riot Van, degli Artic Monkeys, ma siccome non posso più tirare fuori gli Artic Monkeys, altrimenti rischio di diventare pesante..

Mary: Rischi?

Ani: Taci…Comunque oltre agli Artic Monkeys direi assolutamente Time To Pretend, MGMT. Penso sia la canzone che in assoluto avrei voluto scrivere, e che meglio rappresenta la mia generazione. Inoltre, mio padre la inserì all’interno di un cd che fece ai suoi amici per natale di qualche anno fa, scrivendo che Time To Pretend è la canzone che avrebbe sentito sua se avesse avuto vent’anni adesso.

Mary: Che bello…

This is our decision, to live fast and die young

We’ve got the vision, now let’s have some fun

Yeah, it’s overwhelming, but what else can we do?

Get jobs in offices, and wake up for the morning commute?

Questa è la nostra decisione, vivere spericolatamente e morire giovani

Abbiamo l’idea, ora andiamo a divertirci

Sì, è stravolgente, ma cos’altro possiamo fare?

Lavorare in ufficio e svegliarci la mattina per fare i pendolari?

Ani: E tu Mary del cazzo?

Mary: Anche io due. La prima direi Il Timido Ubriaco di Max Gazzè, perchè ogni volta che la sento immagino me stessa avanti alla telecamera, come nel video, con tanto di baffi e ricci che canto. In sostanza, è una delle canzoni che mi accompagna da tutta la vita. E’ la mia canzone. Per me.

Chino, 

su un lungo e familiar bicchier di vino partito per un viaggio amico e arzillo già brillo,

certo, perchè io non gioco mai a viso aperto, tremendo il mio rapporto con il sesso che fesso

piango, paludi di parole fatte fango

mi muovo come anguilla nella sabbia, che rabbia,

rido, facendo del mio vile nido, cercandomi parole dentro al cuore, d’amore.

 

Mary: La seconda invece la dedico alla persona con cui mi sveglierò la mattina dei miei 38 anni…There Is a Light That Never Goes Out degli Smiths. Perchè non c’è dichiarazione di vita e d’amore più tragi-comica di questa…

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Ale: Sono ripetitivo, quindi logicamente dico Bad degli U2, che è anche la mia canzone preferita, ma se dovessi pensare ad un testo che mi fa dire: “cazzo, è incredibile, e vorrei averlo scritto io” sarebbe Anima Latina di Lucio Battisti.

Mary: Come mai?

Ale: Basta ascoltare l’inizio…

Scende ruzzolando dai tetti di lamiera 

indugiando sulla scritta “Bevi Coca Cola”.

Scende dai presepi vivi appena giunge sera…

Quando musica e miseria diventan cosa sola.

 

Mary: Vi ringraziamo, voi tutti, per aver resistito fino alla fine di questo articolo…

Ani: E ringraziamo anche Mary per non aver mai citato Adele, grazie…

Mary: Oddio Adele, è vero!

Ani: Tempo scaduto, ti attacchi…

Ale: Che bello abbiamo finito.

 

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