Le 10 cose da tenere in mente per scrivere una serie TV sulla nostra generazione

L’Indie

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Tutti i personaggi di una serie tv hanno un passato. E anche i nostri non scherzano. Al liceo avrebbero portato camicette a quadri, risvoltini ai jeans e tutti i dischi della Domino Records nello zaino. Ah, e la maglietta vintage dei Velvet Underground. Credevano di essere alternativi, senza accorgersi che la loro era già una cultura di massa. Non credo però che abbiano imparato a girare con le caviglie coperte.

 

Emule

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Se dovessimo scegliere un punto determinante del passato dei nostri protagonisti, credo sarebbe Emule. Ci aveva indicato già da che parte stava andando la musica, ci ha insegnato cosa fossero gli mp3, i virus e la barra di caricamento. Non capivamo come fare funzionare tutto più velocemente, cliccavamo Kad, statistiche e opzioni. Un mulo con la lingua di fuori ci faceva sentire più fighi dei nostri genitori e più stupidi di altri che riuscivano a scaricare discografie intere.

 

La messaggistica istantanea

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Gradualmente: i messaggi del Nokia 3310, i trilli di MSN, i commenti su Fotolog, la chat di Facebook, gli iMessage, Whatssapp, e poi Telegram. Ci siamo sempre pensati a vicenda, e abbiamo avuto il modo di farcelo sapere. Bello, no?

 

Lo streaming 

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Non sappiamo aspettare. Ci hanno abituato a non farlo. Se anni fa la più grande paura dei nostri protagonisti sarebbe stata l’adolescenza, oggi sicuramente sarebbe l’icona di caricamento. Blocca tutto, sballa i tempi, rompe la tensione e ci fa aspettare, con la paura che salti la connessione. Terribile.

 

Il coinquilinaggio

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C’è una canzone dei The National, Apartment Story, che era la mia ossessione in tempi di trasloco. Da quando mi sono iscritto all’università ho cambiato 3 case e 5/6 coinquilini. Ci divertiamo alle cene, alla feste trash, alle maratone sul divano, ad impilare bottiglie vuote sul mobile della cucina e a vedere il bagno sempre sporco. Quindi, quando inscatolerete nuovamente i vostri libri cantate con me: stay inside til somebody finds us, do whatever the TV tells us.

 

Le Serie Tv

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In quinta elementare piansi un intero pomeriggio per essermi addormentato e aver perso una puntata di The Mask su Italia 1. Insomma, tutti i miei amici l’avevano vista e io sarei stato l’unico ad essermela persa. Tutti i vostri amici stanno guardando Breaking Bad, The Wire, Shameless, The Walking Dead, non vorrete essere gli unici a perdervene una puntata, vero?

 

L’ossessione per il passato

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E partito tutto dalle All Stars, poi la polaroid, le tute acetate, la super 8, il remake di Ghostbusters, il ritorno di X-Files e la reunion dei Beach Boys. I nostri protagonisti frequenterebbero i mercatini vintage e appenderebbero il poster di Bill Murray a fianco a quello di Melissa McCarthy, entrambi con lo zaino protonico sulle spalle.

 

Time to Pretend degli MGMT

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L’album di debutto degli MGMT fu una vera rivelazione. E il singolo di lancio ancora di più: I’m feeling rough, I’m feeling raw, I’m in the prime of my life, let’s make some music, make some money, find some models for wives. Ci dicevamo che sicuramente non ce l’avremmo fatta, ma che nel frattempo ci saremmo divertiti un sacco.

 

La Apple

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Alla fine gli americani ce l’hanno fatta sotto il naso, di nuovo. Era così fastidioso vedere nei film e nelle serie tv qualcuno con in mano un bicchiere di vino rosso, dopo una giornata straziante, prendere appunti nel suo Mac Book Air. Mi sono distratto un attimo e quando ho rialzato la testa lo stavano facendo tutti. E si sono moltiplicati: iPhone, iPad, iWatch. Se non vi fidate di me, fatelo di Umberto Eco che nel 1994 parla del Mac così: “è festoso, amichevole, conciliante, dice al fedele come deve procedere passo dopo passo per raggiungere – se non il regno dei cieli – il momento della stampa del documento“.

 

Paper Planes di M.I.A.

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C’era bisogno di una canzone che chiudesse il cerchio sui titoli di coda. Ne ho pensate mille, poi mi è tornata in mente quella che incredibilmente mette d’accordo tutti. Dopo la candidatura agli Oscar, il mondo si è accorto che Paper Planes piaceva a tutti, nonostante a cantarla fosse M.I.A., figura controversa dell’underground inglese. Anche se non ce ne frega niente dei dissidenti Tamil, degli immigrati e del consumismo…all i danna do is BANG BANG BANG BANG and KKKKAAAA CHING!

 

 

di Alessandro Bosi

 

 

 

 

 

 

 

 

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